Ridisegno del collegio senatoriale di Bolzano: la destra inquina il dibattito e banalizza le argomentazioni

La banalizzazione operata dagli esponenti delle destra altoatesina degli argomenti sollevati da chi ha espresso, nelle forme più diverse, contrarietà al ridisegno del collegio senatoriale di Bolzano, previsto dall’emendamento del parlamentare di FdI Urzì, lascia sconcertati.
Occorre rispetto, sia per gli esponenti delle altre forze politiche che per le posizioni politiche che esprimono.
Ma soprattutto dovrebbe essere una forma di galateo della politica considerare che l’intervento su una materia così delicata, come la Legge elettorale, ridefinendo il bacino elettorale che determina l’elezione di un parlamentare della Repubblica, deve essere concepito in modo concertato e condiviso.
Il provvedimento Urzì ha ridotto la questione all’elezione di un “italiano”, come se l’attuale parlamentare fosse un marziano. Segnalo che nell’attuale collegio, alle ultime elezioni politiche, è risultato eletto il senatore Spagnolli, esponente del PD e a capo di una coalizione di forze politiche non precisamente identificabili nel recinto politico dell’italianità.
Esistono forze politiche in Alto Adige non riducibili alla cifra linguistica dei loro aderenti, perché aperte alle diverse espressioni linguistiche e culturali di questa straordinaria terra. Questo aspetto deve essere messo al centro della riflessione politica su questa materia, a prescindere dal fato che il partito di raccolta accolga tra le sue fila esclusivamente esponenti di lingua tedesca. La realtà politica e sociale è più larga, più ricca e più articolata.
L’operazione politica imbastita dalla destra riduce la faccenda al solo recinto linguistico e rappresenta un ritorno al passato, e soprattutto non rispettosa della storia dell’Autonomia del territorio (processo sempre osteggiato dagli esponenti della destra altoatesina). Il discrimine non è l’elezione di un parlante italiano, tedesco o ladino, ma consentire un confronto che valorizzi la capacità di una forza politica o di più forze alleate di eleggere un esponente che sia garanzia di rappresentatività del territorio e che al contempo rappresenti un orientamento politico e programmatico capace di incidere nelle aule parlamentari.
La destra invece inquina il dibattito, tribalizzando la questione e sorprendendosi del fatto che la società civile, prima ancora di quella politica, ha trovato scandaloso il blitz di Urzì.
Così come è stato un errore grossolano trattare le questioni dell’Autonomia speciale insieme a quelle pasticciate dell’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario, ritengo che altrattanto sbagliato sia stato inserire un provvedimento di modifica del collegio all’interno di una Legge elettorale sulla quale permangono dubbi sulla sua costituzionalità e soprattutto si evidenzia il proposito di modificare le regole del gioco ad uso e consumo dell’attuale coalizione di governo.
La destra ha gettato la maschera e scopiazzando le maldestre pratiche di Trump, tenta di modificare le regole del gioco per provare a recuperare quel consenso che in quattro anni di governo del nulla ha perduto per strada.

Carlo Bettio
Segretario PD Alto Adige Südtirol


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