Ottant’anni dopo, l’Autonomia non torni alle bandiere

Ottant’anni dopo, l’Autonomia non torni alle bandiere.

L’Accordo De Gasperi-Gruber e la storia dell’Autonomia ci insegnano che questa terra è cresciuta quando la politica ha saputo superare i recinti etnici, non quando li ha rafforzati.

Vale anche oggi, nel dibattito sul collegio senatoriale Bolzano-Bassa Atesina.

Non abbiamo bisogno di un senatore “degli italiani” contrapposto ai senatori “dei tedeschi”, o viceversa. Abbiamo bisogno di rappresentanti dell’Alto Adige capaci di rappresentare anche chi parla un’altra lingua, vive in un altro comune e vota un altro partito.

Per decenni il centrosinistra ha lavorato perché tutta la popolazione sentisse l’Autonomia come propria, come una casa comune. Tornare oggi alla conta tra italiani e tedeschi sarebbe un passo indietro.

Ottant’anni dopo De Gasperi e Gruber, la maturità dell’Autonomia dovrebbe essere questa: non tornare alle bandiere. Andare finalmente oltre.
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Das Gruber-De Gasperi Abkommen und die Geschichte der Autonomie lehren uns, dass dieses Land immer dann gewachsen ist, wenn die Politik es verstanden hat, ethnische Grenzen zu überwinden, anstatt sie zu verstärken.

Das gilt auch heute in der Debatte über den Senatswahlkreis Bozen–Unterland.

Wir brauchen keinen „italienischen Senator“ als Gegenpol zu den „deutschen Senatoren“, o der umgekehrt. Wir brauchen Vertreterinnen und Vertreter Südtirols, die auch jene vertreten können, die eine andere Sprache sprechen, in einer anderen Gemeinde leben oder eine andere Partei wählen.

Jahrzehntelang hat die Mitte-links-Politik daran gearbeitet, dass die gesamte Bevölkerung die Autonomie als ihre eigene empfindet – als ein gemeinsames Haus. Heute wieder Italiener und Deutsche gegeneinander aufzurechnen, wäre ein Schritt zurück.

80 Jahre nach De Gasperi und Gruber sollte sich die Reife unserer Autonomie genau darin zeigen: nicht zu den Fahnen zurückzukehren, sondern endlich darüber hinauszugehen.


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